Nota della Direzione Comunale di Arezzo In Comune

Senza dubbio Back in Time è stato un successo. Un successo per la città invasa, un successo per i monumenti della città che hanno trovato un veicolo per mostrarsi in tutto il loro splendore.

Va riconosciuto a chi ha voluto organizzare Back in Time, come evento legato al rilancio turistico della città, una dose d’incoscienza che è stata premiata dall’impatto visivo del pubblico partecipante.

Lasciamo ad altri la discussione sull’interpretazione dei numeri (hotel e B&B pieni, si ma non per la manifestazione; commercianti soddisfatti si/no/non sapevo cosa fosse Back in Time… argomenti destinati al vento, solo un bla bla bla) e riteniamo che i toni trionfalistici, da propaganda, siano da smorzare poiché le criticità sono state molte ed evidenti: afflusso di gente concentrato solo nel tardo pomeriggio e nelle ore serali, scarso collegamento tra gli eventi e gli altri musei e monumenti della città, un programma difficile da seguire e a tratti improvvisato e le “aree mercato” di Via Margaritone e di Piazza della Libertà isolate e fuori contesto.

Detto questo, e riconosciuti meriti e limiti, la nostra posizione, già resa pubblica dalle interrogazioni di Francesco Romizi ( assieme ad Alessandro Caneschi) in Consiglio Comunale, non si sposta di un millimetro rispetto alle critiche mosse all’amministrazione sui metodi utilizzati nell’assegnazione del coordinamento dell’evento e dei fondi oltre che sulla scelta di Back in Time come unico evento promosso dal Comune per l’estate aretina.

Sarà nostra premura comunicare alla cittadinanza il costo reale della manifestazione (atti alla mano) visto che parte dei costi sono stati messi a bilancio come rimborso spese.

Riteniamo assolutamente non condivisibile questa si davvero incosciente, la scelta di far utilizzare l’ellisse della Fortezza, che illuminata di notte ha costituito di per sé un grande richiamo per le visite, come se fosse stato il parcheggio di un qualunque campo sportivo durante una sagra.

Da un punto di vista squisitamente tecnico sarebbe stato bello, e sicuramente più utile a tutti, vedere nelle piazze di Back in Time più reenactors (rievocatori), come nel caso dell’Anfiteatro Romano (che qualche “penna” troppo svelta e poco preparata ha avuto l’ardire di definire “anello debole” della manifestazione) e meno riempitivi, quasi totalmente fuori contesto, che avrebbero anche alleggerito le spese.

I rievocatori si distinguono dai figuranti perché propongono attività didattiche in tema (peccato non aver visto niente sulla sigillata aretina, ceramica la cui produzione ha avuto in Arezzo il principale centro di produzione tra I sec. a.C. e I sec. d.C., i cui resti sono arrivati fino in India ma non sono riusciti a varcare i cancelli dell’Anfiteatro Romano).

Con questa nota, dal tono tutt’altro che distruttivo e pregiudiziale, auspichiamo che Back in Time 2016 non sia “la prima e ultima” edizione, ma che ci sia una maggiore trasparenza in fase di destinazione dei fondi e di progettazione oltre a un maggior coinvolgimento delle realtà che possono contribuire a migliorare tutte le criticità emerse, per far si che la città di Arezzo sia la vera protagonista dell’evento.

Siamo convinti che la continuità e il successo futuro della manifestazione non debba essere legato alla parte culinaria, anche se questa deve essere presente e caratterizzarsi storicamente, ma soprattutto nell’elevare il livello culturale dell’evento, con concerti, arte e laboratori di artigianato contestuali alle tematiche proposte legandosi, soprattutto, alla nostra storia e al nostro territorio; un legame che la mancanza di riferimenti alla tradizione orafa, alla ceramica e alla pittura, non è stato tenuto in considerazione durante questa edizione.

Andrà a finire che quest’anno tra Back in Time e tre giostre se passerà l’estate a vestisse da qualcun’altro [un passante d’Arezzo]

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